Dall'asfalto ai sentieri: il mio primo approccio al trail running
Negli ultimi anni il ciclismo è sempre stato il centro della mia attività sportiva. Lunghe uscite in bici, granfondo, preparazione endurance e, più recentemente, il triathlon. Eppure c'era un mondo che continuava ad affascinarmi da lontano: quello del trail running.
La corsa in montagna ha qualcosa di diverso rispetto alla corsa su strada. Non si tratta soltanto di andare da un punto A a un punto B nel minor tempo possibile. Il trail è adattamento continuo: al terreno, alla pendenza, alle condizioni meteo e, soprattutto, a sé stessi.
Il mio primo vero approccio alle gare trail è arrivato attraverso tre eventi molto diversi tra loro: la Mezza Maratona Alpina, il Trail Monte Tajarè e il Trail del Monte Soglio.
La Mezza Maratona Alpina: un esordio sui sentieri di casa
La Mezza Maratona Alpina ha rappresentato il mio primo vero appuntamento con il mondo delle gare trail, e probabilmente non avrei potuto scegliere un contesto migliore. Correre sui sentieri che conosco da anni, tra le montagne di casa, ha reso questa esperienza ancora più speciale.
In quel periodo il mio obiettivo principale rimaneva comunque la preparazione del mio primo IRONMAN 70.3. Il trail running non era il focus centrale della stagione, ma una disciplina complementare che volevo esplorare e conoscere meglio. Per questo motivo, nelle settimane precedenti alla gara, ho sostituito alcuni dei classici lunghi su strada del fine settimana con diverse uscite sui sentieri, accumulando esperienza sul terreno e imparando a gestire salite, discese e cambi di ritmo tipici della corsa in montagna.

Sono stati allenamenti estremamente piacevoli, che mi hanno permesso di scoprire un modo diverso di correre rispetto all'asfalto e di arrivare alla partenza con un minimo di preparazione specifica.
La gara prevedeva un percorso di circa 21,4 km con 1.600 metri di dislivello positivo, un tracciato impegnativo che richiedeva attenzione e gestione dello sforzo dall'inizio alla fine. Proprio per non compromettere la preparazione per il triathlon e per evitare un eccessivo affaticamento muscolare che avrebbe potuto condizionare gli allenamenti della settimana successiva, ho scelto di affrontare la prova mantenendo sempre la frequenza cardiaca sotto controllo.
L'obiettivo non era quello di spremere ogni energia disponibile, ma di vivere l'esperienza, acquisire informazioni utili e capire come il mio corpo reagisse a uno sforzo così diverso da quelli abituali.
Nonostante questo approccio prudente, sono riuscito a concludere la gara in 13ª posizione assoluta, un risultato che mi ha dato grande soddisfazione e che mi ha confermato quanto il lavoro svolto negli sport endurance possa trasferirsi positivamente anche nel mondo del trail running.
Soprattutto, quella giornata mi ha lasciato la voglia di tornare presto su un pettorale trail e continuare a scoprire questa disciplina.
Trail Monte Tajarè: correre tra le montagne che amo
La seconda esperienza nel mondo delle gare trail è stata il Trail Monte Tajarè, una giornata che ricordo con particolare piacere.
Per chi mi conosce, non è un segreto quanto ami le vallate del cuneese. Negli anni le ho percorse in lungo e in largo in sella alla bici, affrontando alcune delle salite più belle delle Alpi occidentali. Questa volta, però, il motivo del viaggio era diverso: non ero lì per pedalare, ma per correre.
È stato bellissimo tornare in questi luoghi da una prospettiva completamente nuova.
La giornata è stata semplicemente perfetta. Sole pieno, cielo limpido, temperature ideali e panorami mozzafiato che hanno accompagnato l'intero percorso. Uno di quei giorni in cui la montagna riesce a regalare emozioni che vanno ben oltre il risultato sportivo.
Il tracciato prevedeva circa 25 chilometri e 1.500 metri di dislivello positivo, un percorso impegnativo ma estremamente divertente, capace di alternare tratti corribili a sezioni più tecniche e panoramiche.
Anche in questa occasione il mio approccio è rimasto coerente con gli obiettivi stagionali. La priorità era sempre la preparazione del mio primo IRONMAN 70.3 e non volevo trasformare la gara in uno sforzo massimale che potesse compromettere gli allenamenti dei giorni successivi. Ho quindi corso principalmente per divertirmi, gestendo l'intensità e ascoltando costantemente le sensazioni del corpo.
Nonostante questo approccio conservativo, il risultato finale è stato ancora una volta molto positivo: ho concluso la gara in 14ª posizione assoluta.
Al di là della classifica, ciò che mi porto a casa da questa esperienza è soprattutto il ricordo di una splendida giornata in montagna. Una di quelle gare che ti fanno capire quanto il trail running sia molto più di una semplice competizione: è un modo per vivere il territorio, esplorare nuovi sentieri e osservare luoghi già conosciuti da una prospettiva completamente diversa.

Trail del Monte Soglio: la soddisfazione più grande
Tra le gare trail che ho affrontato finora, il Trail del Monte Soglio è sicuramente quella che mi ha regalato le maggiori soddisfazioni.
Non soltanto per il risultato finale, ma anche per il contesto e per il livello degli atleti presenti al via. Sapevo che avrei trovato una concorrenza molto qualificata e proprio per questo il piazzamento ottenuto ha assunto per me un significato ancora più importante.
Il Trail del Monte Soglio propone diverse distanze e permette ad atleti con livelli ed esperienze differenti di mettersi alla prova sui sentieri del Canavese. Per questa edizione ho scelto il Gir dij Vintesinc, un percorso di circa 25 km e 1.260 metri di dislivello positivo, probabilmente la distanza che meglio si sposava con il periodo della mia preparazione e con gli obiettivi della stagione.
La gara si svolge nel cuore del Canavese, in un ambiente spettacolare che offre panorami continui e sentieri capaci di alternare tratti corribili a sezioni più impegnative dal punto di vista fisico e tecnico. Il Gir dij Vintesinc si è rivelato un percorso davvero magnifico, immerso nella natura e perfetto per esprimere l'essenza del trail running, con continui cambi di ritmo e scorci che ripagavano ampiamente della fatica accumulata lungo il percorso.
Anche in questa occasione, però, il mio approccio non è stato quello di chi cerca la prestazione a tutti i costi. Il focus principale della stagione rimaneva sempre la preparazione del mio primo IRONMAN 70.3 e ogni scelta doveva essere compatibile con questo obiettivo.
Rispetto alle gare precedenti ho deciso di alzare leggermente il ritmo e mettermi un po' più alla prova, ma senza mai arrivare al punto di esplodere o compromettere il lavoro programmato per le settimane successive. Ho cercato di trovare il giusto equilibrio tra competitività e gestione dello sforzo, correndo principalmente per il piacere di essere lì e godermi la giornata.
Il risultato è stato probabilmente il più bello di questa mia prima fase nel mondo trail: un ottimo 11° posto assoluto su 218 partecipanti, ottenuto in una gara dal livello tecnico molto elevato.
Più del piazzamento in sé, però, ciò che mi ha reso soddisfatto è stata la conferma che il lavoro svolto negli sport endurance, unito alle uscite sui sentieri inserite negli ultimi mesi, mi stava permettendo di essere competitivo anche in un contesto molto diverso da quello abituale.
Il Trail del Monte Soglio è stata la gara che più di tutte mi ha fatto capire quanto mi piaccia correre in montagna. Fatica, panorami, natura e competizione si sono mescolati alla perfezione, lasciandomi con la certezza che questa non sarà l'ultima esperienza trail della mia vita sportiva.

Cosa mi ha insegnato il trail running
Dopo queste prime esperienze posso dire che il trail non ha sostituito il ciclismo o il triathlon. Ha aggiunto qualcosa.
Mi ha insegnato a rallentare quando serve, ad ascoltare il corpo e a rispettare la montagna.
Mi ha ricordato che la performance non è sempre legata alla velocità media o ai watt sviluppati, ma anche alla capacità di adattarsi alle situazioni.
Forse è proprio questo che rende il trail così affascinante.
Ogni sentiero è diverso. Ogni salita racconta una storia. E ogni gara diventa un'avventura.
Sono ancora all'inizio del percorso, ma una cosa è certa: queste prime tre gare sono state soltanto l'inizio di un rapporto che continuerà a crescere negli anni.
Mentre continuo il percorso che mi porterà al mio primo IRONMAN 70.3, porterò con me anche le lezioni apprese sui sentieri: pazienza, gestione dello sforzo, capacità di adattamento e rispetto dei propri limiti. Qualità che, in fondo, accomunano ogni disciplina di endurance.
Per ora il focus resta il triathlon e il grande appuntamento con il mio primo mezzo Ironman. Ma una cosa l'ho capita: ogni volta che avrò l'occasione di indossare un pettorale trail e immergermi nella natura, sarà difficile dire di no.
E chissà quale sarà il prossimo sentiero da esplorare.

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